ASSOCIAZIONE FORENSE

Associazione Avvocati D'Italia

Avvocati Per L'Italia



INTRODUZIONE

 

E’ VENUTO IL TEMPO



Care amiche, amici  e colleghi,

È venuto il Tempo…

Il Tempo di  crescere in saggezza e decisione, contro la desipienza di chi afferma che il principio del libero mercato, vale più della cultura, della tradizione giuridica e del diritto di difesa.

Il Tempo di crescere in  coerenza, mettendo da parte non solo  i nostri dubbi, ma anche  quelli suscitati dai nostri nemici, propagatori della logica della paura e dell’incertezza del domani e che alimentano nella coscienza collettiva, un’idea di un’avvocatura, quale mero orpello di strutture e società superate.

il Tempo di rilanciare la nostra immagine,  più pulita e più vicina alla gente, ma soprattutto, più  vicina all’Italia, quale specchio limpido dei principi di civiltà e del diritto.

Il Tempo di ricostruire la nostra immagine agli occhi dei molti, che  succubi delle  distorsioni mediatiche della realtà, non  percepiscono che le stesse, servono da schermo, per coprire le malefatte dei poteri forti, ai quali aprono ulteriori strade di nequizia e disinganno, in danno di chi non può difendersi.

 Il Tempo dell’Unità,  contro la divisione e contro la pseudo  cultura nazionale, che alimenta la convinzione della insuperabile genesi lobbistica dell’ avvocatura e  nasconde il fatto, che questa stessa avvocatura è fatta di veri lavoratori, che sacrificano la propria vita  e quella della famiglia, per la cura di interessi di altri.

E’ Il Tempo di   far conoscere Chi siamo, a chi pensa che non ci siamo più.

E’ venuto il Tempo di agire ……. Non c’è più Tempo.

Non ti arrendere !


UN’IMMAGINE CHE NON C’E’

1.

Non è  strano affermare, che nella società dell’immagine, l’avvocatura    un’immagine oggi non ce l’abbia?

Chi può negare che  mai,  come in quest’ora,  vi sia  per noi tutti, un assoluto bisogno di un’ immagine, che susciti rispetto, ammirazione, consonanza, simpatia  e sostegno?

Oppure qualcuno fra noi crede, che l’avvocatura,  abbia un’immagine?

Ma se è cosi, perchè,  nessuno si erge in difesa degli avvocati?          

Come mai i poteri forti, continuano ad attaccarci senza sosta, senza tregua, senza  lasciare nulla di intentato, per comprimere il nostro spazio vitale?

Il primo punto del programma quindi, non riguarda  solo  l’avvocatura, ma il rapporto della stessa, con coloro che tuteliamo,  cioè  con quel popolo, che non è astratta  categoria semantica, ma  la gente, povera o ricca, vicina o lontana,  amica o nemica, che rappresenta  quell’infinito serbatoio umano, dalla cui opinione e approvazione, non possiamo prescindere.

Perché è nello stesso che si forma quella che, con felice espressione è stata denominata Coscienza Collettiva, cioè l’opinione e il modo di rapportarsi che la società civile ha con la nostra categoria.

Tale Coscienza collettiva, a seconda della opinione che in essa domina,  ispira e dirige la Classe politica e gli Organi istituzionali; ma a sua volta è dagli stessi, influenzata e riprogrammata, con i

potenti mass- media, in funzione della convenienza del momento, e in genere per nascondere il malaffare dei Poteri Forti e l’assenza di iniziative ed orizzonti propositivi, addossando ad altri le proprie inefficienze, i propri sprechi, la propria povertà di risorse di intelletto e di volontà.

2.

Ma se è cosi,  come mai, fino ad oggi, non si è tenuto bastevolmente  conto, dell’opinione che la società civile ha degli avvocati ?

Tutti Voi conoscete già  la risposta !

Il primo problema, dunque, è eminentemente politico, nel senso classico  del termine Polis,  che esprime il   contenitore  e la sintesi delle istanze  di tutti,  le quali  non ammettono che una meta, le quali non hanno che una strada, quella della soddisfazione e del compimento.

Ma poiché la nostra strada è quella della Giustizia  e della Verità, dobbiamo avere la chiara visione, che la nostra funzione sociale, non si esaurisce nelle aule dei tribunali, ma deve essere ispirata a portare maggiore benessere, maggiore utilità, migliore qualità di vita alla società civile.        

 E, cosa ancora più importante,   fare in modo che tale società, abbia la chiara percezione di ciò che facciamo quotidianamente per essa, affinchè ne venga riprogrammata la coscienza collettiva.

Questo principio,  vale ancor di più oggiche i Poteri Forti, scaricano le colpe dell’inefficienza del pianeta giustizia sulla nostra categoria, rovesciando sulla stessa, il veleno di false affermazioni, che la rappresentano come Lobby, artefice e strenua detentrice di un potere occulto, che piega ai propri innominabili interessi,  quelli di coloro,  che reclamano giustizia.

Noi sappiamo che tutto questo è falso, perché proprio noi, siamo  i primi a soffrire  per le piaghe della giustizia, per le inefficienze degli apparati, e noi stessi,  portiamo le ferite di tante battaglie.

E allora dobbiamo chiederci, perché l’avvocatura è vista come una casta, senza esserlo, perché l’avvocatura non è una Lobby, se non nell’immaginario collettivo?      

3.

Perché sebbene questa  non sia la realtà, è,  purtroppo ,  proprio questa ed esattamente questa,  la percezione che di noi ha la coscienza collettiva.

Perché è più semplice ed efficace, spiegare alla stessa la realtà in termini di contrapposizione tra classi ricche( che dovremmo essere noi, ma ormai e purtroppo non più, o molto meno di prima ) e classi povere, ovvero di  interessi dei pochi, contro gli interessi dei molti.

Perché questa strategia, ha sempre funzionato, costa poco, fa guadagnare consensi, semplifica e nasconde la vera realtà, che è quella dell’inesistenza di interventi strutturali e di ampio respiro per la Giustizia, che pongano l’Italia,  alla  pari con i paesi avanzati.

4.

Ma se le cose stanno così, non è forse venuto il tempo di ricostruire l’immagine dell’avvocatura?

Non è forse prioritario che tutti sappiano quanto i nostri sacrifici siano essenziali, per la tutela del cittadino e per la stessa sopravvivenza della  Giustizia,  nel  Paese Italia?

Questa è la strada.

E’ venuto il tempo, di intraprendere un cammino di ascolto sistematico, non solo delle esigenze della società civile, ma anche di quanto si aspetta da noi. E’ venuto il tempo,  di interfacciarsi profondamente con la stessa, come se  questo fosse il nostro primo dovere deontologico.

Ascoltare in modo nuovo, assolutamente più intimo, consapevole e compartecipativo le istanze di tutti, più di quanto non sia stato fatto finora,  è un imperativo categorico.

E se è così, via dalle nostre menti e dai nostri cuori, l’insania di coloro che vogliono prescindere dal rapporto biunivoco con la società civile!  

 Via il desiderio di arroccarci nel nostro mondo di immacolato tecnicismo, distaccato dalla realtà, perchè non è cosi che possiamo uscire dal labirinto.

Non è così che si vince!

 

CHIAREZZA DI OBIETTIVI E DI PROGRAMMA

5.

  Quale categoria professionale, procede ondivaga come la nostra, senza chiarezza di obiettivi e di programma, senza alcuna elaborazione strategica collettiva ?

 Quale categoria, schiacciata dal peso del quotidiano, abbruttita nel ritmo infernale e incessante dell’oggi: ha altri obiettivi,  che non siano ormai  quelli della  mera sopravvivenza?

  Non è forse vero,  che non abbiamo, alcun reale obiettivo di  crescita qualitativa a medio e lungo periodo?                                                   

 Non abbiamo forse  accettato le leggi, tutte, anche quelle che riguardano la  dissoluzione della nostra professione?

6.

  Dall’aumento  incontrollato del numero dei colleghi, allo Stato che non paga le difese d’ufficio, dall’incremento del contributo unificato, alle sentenze rese dopo anni, dalle file interminabili, dalla mancanza di una legge professionale, ferma al 1933, ai mutamenti dei termini delle procedure, sempre più restrittivi, più difficili, e sempre a nostro svantaggio, alla probabile liberalizzazione della professione;

  Abbiamo dimenticato che  il Tariffario è fermo e ancora non è stato  aggiornato?

  E che a questo si aggiunge lo scandalo della non esecutività delle parcelle vistate dal Consiglio dell’ordine, sulla base di una legge superata ed ingiusta.

 Parcelle, che ove redatte secondo i criteri fissati dal Ministero,  il Consiglio dell’Ordine,   organo istituzionalmente  preposto alla loro verifica, dovrebbe poter  rendere esecutive da subito, se non in toto, almeno in parte, lasciando aperta la strada giurisdizionale per la parte restante.

E ciò non paia strano, poichè il Consiglio,  secondo la Giurisprudenza costante della Cassazione, ha natura di ente pubblico non economico, proprio come  i Comuni, le Province e le Regioni.

Il Consiglio svolge quindi un’ attività di interesse pubblico, sulla base di una delega della Pubblica Amministrazione  ed anzi svolge funzioni di carattere amministrativo

Funzioni che rientrano in una definita e riconosciuta  competenza specialistica, che consente allo stesso, di esprimersi appropriatamente sulla congruità delle parcelle, molto più di quanto possa fare un giudice.                                                      

Se ilConsiglio dell'Ordine avesse tale potere,  non dovrebbero essere avviate  procedure giurisdizionali di ingiunzione,  per il recupero coattivo delle somme a noi spettanti, che non solo comportano l’anticipo di altre spese, ma, in caso di opposizione,  allontanano di anni il momento in cui sarà possibile ottenere un titolo esecutivo.

  Con clienti che nel frattempo sono scomparsi, od hanno perduto ogni consistenza patrimoniale.

7.

 Come è potuto succedere tutto questo ad un’ avvocatura, che oggi vediamo, senza una visione,  ma che e la stessa,  che  si copri di gloria,  in un passato ancora recente?

  Che contribuì ad elaborare la carta costituzionale e a rendere la Giustizia, più semplice e  più giusta; che coltivò, almeno negli intenti, una visione di insieme, che dipinse e   sognò orizzonti più ampi.

 Che aveva un tempo,  l’autoconsapevolezza di  essere  su un gradino più alto,  di una semplice professione e  condivideva l’entusiasmo e la  missione della preservazione del sacro fuoco deldiritto.

  Qualcuno ha detto che dalla autoconsapevolezza,  nasce la coscienza critica e dall’ autocritica, l’umiltà, ma anche  la volontà delle grandi decisioni, dei grandi progetti, delle speranze di  rinnovamento.

Ma quale consapevolezza possiamomai avere,  se non reinterpretiamo la nostra professione?

 Se non la sublimiamo e la facciamo più grande, a partire da qui, dalla nostra testa, grazie alla consapevolezza di essere insostituibili?    

 Grazie alla certezza di essere  una delle spine dorsali dell’Italia, la  classe dirigente per antonomasia e per cultura, la portatrice della Giustizia  e  dell’Equilibrio e soprattutto,  un vero  Presidio di Civiltà non solo giuridica, ma anche sociale, che si regge sulla omnipervadenza della Giustizia?              

Di Quale consapevolezza parliamo, se non riusciamo con  gli oltre 200.000 colleghi iscritti, a condizionare in positivo e per il benessere di tutti,  l’intera vita della Società e della Politica?

8.

  Eppure lo sappiamo che dovremmo essere uniti, invece di cadere sempre più nel baratro della divisione,  della non consonanza di iniziative, della non riunione delle nostre risorse economiche in un piano globale, condiviso;

 Nel fondo del nostro cuore,  sappiamo che dovremmo essere uniti, contro coloro che asseriscono che l’avvocatura non ha bisogno di un organo di rappresentanza politica unitaria; e sappiamo bene che se lo facessimo,  potremmo essere un’onda di marea  e non tante piccole gocce, che non bagnano nessuno;

 Ma se tiriamo i remi in barca e crediamo che le cose si possano risolvere in modo meccanico e astrattamente scientifico , senza sentimento e  senza partecipazione personale, la nostra forza e i nostri discorsi, saranno vuoti come  canne piegate dal vento, e perderemo questa battaglia che prima di essere la nostra è di tutti.


IDENTITA ‘ - LIBERALIZZAZIONI – LIBERTA’

 1.    I mali della giustizia, li conosciamo tutti, poiché feriscono la nostra quotidianità  da tempo, eppure,  ancor prima di pensare a risolverli, e quindi  a programmare il come,  è necessario programmare il perché. E porre al  centro la ridefinizione della coscienza sociale e professionale dell’avvocatura, è quel perché.                           

  Capire chi siamo veramente oggi, viene prima del come siamo, come essere viene prima di avere, e rendere tangibile e intellegibile la realtà interna, è preliminare alla modificazione di quella esterna.

 2.     E ancor prima e ancora di più, non sarà superfluo affermare, che non è tanto questione di programmi, ma di volontà, non è  questione di progetti, ma di uomini, non è ormai questione di domani, ma di oggi;

 3.     E’ per questo che 15 alfieri dell’ avvocatura, che vogliano effettivamente  costruire da oggi, una realtà nuova e diversa, più equilibrata e meno angusta, otterranno da ciò quella legittimazione della categoria, che gliene fornisca  facoltà, autorità e  sostegno.

 4.    E  tale supporto collettivo, sarà  tanto più grande, quanto più scintillerà nel nostro cuore, la consapevolezza di appartenere ad una lobby virtuosa e  raccolta, diversa da tutte e orgogliosa della propria missione di tutrice della fiaccola del diritto;

5.    Sappiamo di vivere in una vasta realtà socio- giuridica  in costante evoluzione, difficile da delinear­e, difficile  da prevedere, difficile da  contenere, ma proprio per questo, è essenziale procedere ad una concertazione domestica degli interventi degli ordini, sulla base di strategie collettive, predisposte prima,  e proposte poi, a tutti i colleghi, tramite schede e questionari che raccolgano i problemi e i possibili interventi, al fine di sistematizzare prima e privilegiare poi, le criticità maggiormente urgenti e condivise;

 6.    E’ per questo che è essenziale elaborare  una Mappa delle Criticità e costituire, presso i Consigli degli Ordini, Commissioni di Monitoraggio, costantemente informate con i  moderni mezzi telematici, per  raccogliere e categorizzare  i problemi in modo sistematico e  razionalizzare l’impiego delle  risorse economiche;

7.    Creare una Compagnia Cooperativa di Assicurazione degli Avvocati, con i soldi degli avvocati, (per le spese di avvio, sono sufficienti non più di 100 €. per ognuno di noi, laddove tali spese vengano ripartite, fra le migliaia di avvocati iscritti, e al proposito l’art. 14 del codice delle assicurazioni è eloquente) la quale copra non solo la garanzia civile dei nostri veicolile insufficienze della Cassa, ma  raccolga  il denaro per finanziare la nostra categoria, per pubblicizzarne l’operato, per rivendicare in tutte le sedi  la sua azione essenziale e quindi per ricostruirne l’immagine vile, che oggi la caratterizza. E Tutto questo non ci costerebbe nulla, poiché noi tutti, da sempre, paghiamo  premi di polizza ad altre Compagnie di assicurazione e dunque nessun costo aggiuntivo vi sarebbe, ma solo un trasferimento ad un nostro stesso soggetto delle nostre risorse economiche.

8.    Sul piano rappresentativo poi, bisogna lottare per implementare il potere del Consiglio, che deve travalicare quella potestà di natura essenzialmente amministrativa, che lo caratterizza oggi dì. I  nostri problemi non possono essere risolti da un organo senza potere, la cui importanza deve essere  pari almeno a  quello che  rappresenta la magistratura, poiché Avvocatura e Magistratura, costituiscono due facce di una stessa medaglia, ed entrambe sono le due colonne della giustizia, nel cui Tempio viene celebrata una ritualità che non è solo nostra, ma è di tutti e che non può essere umiliata  dalla mancanza di alcuni  attori protagonisti;

 9.    E ancora più importante, è  la coordinazione dell’avvocatura a livello nazionale, per superare quel particolarismo, che rende spesso inane e svuotata di contenuti, ogni forma di lotta, di pensiero o di intervento, per la tutela nostra e   del bene comune, per aggregare  i colleghi, ma anche per compartecipare i cittadini delle nostre problematiche, poiché la funzionalità del sistema  giustizia riguarda tutti, e rende i nostri problemi, i problemi  di tutti.

10. E ancora, guai a non attrezzarsi culturalmente, per contrastare la fallimentare follia economica liberista oggi imperante, anti keynesiana, anti civiltà e condannata da un'attualità, che sta diventando ormai storia e che dopo aver fallito sul piano delle politiche  economiche, portando le Nazioni  sull’orlo del baratro economico,  pretende ora  di svuotare anche il ruolo e la funzione dell'avvocatura, schiacciandone dignità e forza di pensiero; fondando il suo credo sull’altrettanto fallimentare dogma del mercato, che riduce la realtà ad una valenza meramente economica, comprimendo  gli spazi per l’eccellenza e l’idealità;

11. Ci sono ancora molte altre cose che dovrebbero essere fatte: dall’ aggiornamento del tariffario forense, al  pagamento delle difese d’ufficio, alla  riduzione del contributo unificato, alla  scarsità del numero dei Giudici e dei cancellieri ecc., ma queste le conoscete tutti, poiché le pagate ogni giorno, con una moneta senza peso, se non quello della sofferenza e della rassegnazione.

12. Per finire, a chi obietta che la crisi economica degli stati occidentali,   ci consentirà di fare poco o nulla, rispondo che  noi non abbiamo paura di essere più poveri, ma abbiamo paura di non essere più liberi.

Ti ringrazio ancora della tua preziosa attenzione e ti auguro buon lavoro.

Luigi Fratini

 

Candidato all’Ordine degli Avvocati di Roma, per le Elezioni 2012



 

 

 

 

 


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